Il Covid-19: le donne PCOS sono più a rischio?

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Parliamo di attualità: che relazione c’è fra il Covid-19 e la PCOS?

Sono stati anni molto difficili quelli passati. La pandemia, le morti, la paura di tutto e di tutti. Lo stato di allerta continuo ha cambiato le nostre vite. Forse le ha rese più fragili, forse le ha rese più difficili. Sicuramente le ha cambiate. Tutte, in qualche maniera.

L’incertezza quello che sarebbe stato, ha messo in pausa anche LotusFlowerPCOS per qualche tempo. Eravamo tutti concentrati su altro, su quello che mieteva vittime come nemico invisibile e che dilagava pericolosamente. Di PCOS, con il Covid-19 si è parlato poco in quel tempo, ma ora stiamo tornando ai nostri posti, in pista per continuare con la ricerca e la divulgazione. Io per prima.

covid e pcos

Le donne con PCOS rischiano di più di ammalarsi di Covid?

Le donne e i giovani siano meno colpiti dall’infezione virale a meno che non siano presenti fattori di rischio come diabete, obesità ipertensione e dislipidemia.

Esiste una relazione fra il Covid-19 e la PCOS? Sì. Esiste ed è stata ben indagata in diverse parti del mondo.

Per ora, non ci sono studi che dimostrino che le donne con PCOS contraggano forme più severe dell’infezione, ma uno studio britannico, condotto fra gennaio 2020 e luglio 2020 su 21292 donne con PCOS e 78310 controlli (età media 39 anni), ha dimostrato che le donne con PCOS presentano un rischio di infezione da SARS-CoV-2 del 52% più elevato rispetto alle donne senza PCOS, rischio che diminuisce fino al 28% quando la glicemia migliora e il peso scende.

Perché le donne PCOS rischiano di più?

Prima di tutto: dipende che tipo di PCOS.

Le donne che hanno una forma di PCOS più spinta verso l’iperandrogenismo hanno sintomi da Covid-19 più gravi. Pare che l’eccesso di androgeni aumenti la produzione di due enzimi (TMPRSS2 e ACE-2), capaci di facilitare l’ingresso del virus all’interno delle cellule dei tessuti corporei e che renda il quadro clinico più grave.

Un altro punto cruciale  è lo stato infiammatorio cronico di basso grado, associata all’insulino-resistenza, complicata da sovrappeso e dall’obesità. Le donne con un BMI superiore a 30, rischiano maggiormente di andare incontro a disfunzioni respiratorie, maggiore espressione di ACE-2 e una infezione più grave dovuta ad un sistema immunitario mal regolato che da una parte rende l’organismo più vulnerabile ma dall’altro rende la risposta immunitaria esagerata e non controllabile. Il rischio di sviluppare trombosi venosa è più altro, in questo quadro.

Ci si può proteggere?

Viene immediato pensare ad un farmaco antiandrogeno per proteggersi.  Sebbene non ci siano ancora studi sufficienti, alcune interessanti osservazioni suggeriscono che lo spironolattone, farmaco ad attività antiandrogenica e debolmente anti-infiammatoria (non sempre ben tollerato) sia in grado di prevenire le complicanze acute polmonari e, addirittura, di prevenire e di trattare la fibrosi polmonare nell’infezione da SARS-CoV-2.  Difficile pensare che possa essere usato come “cura” per il Covid-19 nelle donne PCOS ma chi è già in cura, per controllare l’irsutismo e più in generale dell’ipernadrogenismo, con questo farmaco pare sia più protetta.

Anche chi assume metformina sembra abbia un’arma a proprio favore. Questo farmaco sembra modificare il recettore ACE-2 e bloccare l’ingresso del virus nelle cellule, rendendo l’infezione meno aggressiva.

La vitamina D aiuta nella prevenzione del Covid-19?

E’ stato ampiamente dimostrato che una carenza di vitamina D un abbassamento delle funzioni immunitarie e maggiore rischio di suscettibilità al SARS-CoV-2. Questa vitamina, con funzioni ormonali positive, influenza le risposte immunitarie innate e adattative che regolano ed inibiscono il rilascio di citochine pro-infiammatorie del sistema immunitario in risposta a vari virus, fra cui SARS-CoV-2, che peggiorano l’infiammazione. In sostanza, la vitamina D rende l’organismo più forte e capace di usare meglio le sue armi di difesa contro l’infezione.

Dato che il 60% delle donne con PCOS è carente di Vitamina D e questo contribuisce a rendere più altro il rischio di ammalarsi.

Cosa dico alle mie pazienti

La PCOS fa paura, anche per questo motivo. Perché ogni cosa che si legga nella bibliografia scientifica colpisce di più le donne con PCOS che le altre.

E’ il momento giusto per prendersi cura di sé con gentilezza e senza paura. Adesso.

Cura il tuo stile di vita, attraverso un’alimentazione adatta a te e un po’ di movimento fisico. Che ti piaccia, che sia sostenibile, che ti faccia stare bene. Gestire l’alimentazione in modo che la tua glicemia sia stabile, permette al tuo corpo di produrre meno insulina. Questo ridurrà l’insulino-resistenza e abbasserà l’infiammazione che tu non senti, ma che ti espone a maggiori rischi.

Anche se qualcuno ti avrà detto di perdere peso, tanto e in fretta, sappi che anche una piccola perdita di peso (il 5%) aiuta a gestire i sintomi più significativi e fa la differenza sulla tua salute.

Segui le cure e le indicazioni terapeutiche del tuo medico perché possono fare la differenza quando la PCOS si manifesta nella sua forma più aggressiva.

Stai al sole (con la protezione e nelle ore giuste) per fare il pieno di vitamina D e se i tuoi livelli fosse ancora troppo bassi, integralo con un farmaco o un integratore naturale.

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Autore: Stefania Cattaneo

Sono Stefania Cattaneo e sono una biologa nutrizionista, appassionata di sport e di nutrizione applicata alle donne. Lavoro nel mio studio privato vicino a Torino, dove visito pazienti di ogni tipo e con le più disparate situazioni ma in particolare mi occupo di sportivi e di donne con problemi ormonali legate al mondo dell'Ovaio Policistico. Farò del mio meglio per aumentare le vostre conoscenze in questa materia, difficile, complicata, delicata ma allo stesso tempo affascinante: la PCOS. Iscritta all'Ordine Nazionale dei Biologici con numero d'iscrizione: AA_067629.