Le emozioni che ammalano

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La nostra cultura ci ha abituato a pensare che le malattie siano “accidenti” che si manifestano di colpo: ieri eri sana ed oggi non lo sei più. Ci ha abituato ad occuparci solo del presente per affrontare quello che stiamo vivendo: a lottare contro i malanni attraverso l’assunzione di farmaci, che si incaricano di debellare il nemico.

Ma è la malattia ad essere il nostro nemico? Non sarà invece che la malattia segnala piuttosto una reazione abnorme, disperata e scomposta, che il nostro organismo organizza a causa di  un’aggressione al nostro sistema psicofisico? Non sarà piuttosto che la malattia sia il segnale di allarme del fatto che non riusciamo più a difenderci? Che l’attacco è troppo imponente e le nostre difese hanno ormai ceduto?

Se la vediamo in questo modo, allora, oltre a doverci occupare degli organi, tessuti e funzioni che si sono ammalate dovremmo anche cercare di capire PERCHÈ ci siamo ammalati, ovvero che cosa ha causato quell’aggressione così imponente da far cedere le nostre barriere difensive portandoci alla malattia. Insomma: la patologia sarebbe l’esito di un lungo processo, che inizia in un passato più o meno remoto rispetto a quando essa si manifesta. Questo è vero anche per la PCOS che possiamo in questo senso mettere in relazione allo stress, e, più spesso di quanto si creda, al trauma psicologico.

In fondo che cos’è lo stress? Lo possiamo intendere come la somma di eventi o abitudini pesanti, poco sani che gravano sulla nostra persona: il nostro sistema biopsichico regge il carico attraverso continui aggiustamenti dei suoi sistemi e delle sue difese, per sopportare e riparare i danni che via via si causano. Ma come diceva il nostro amatissimo Totò “È la somma che fa il totale”: ad un certo punto il carico è troppo gravoso per quell’individuo, che reagisce sviluppando una o più malattie/disagi/sofferenza. Si rompe definitivamente l’equilibrio a sfavore della salute. Quale sistema verrà colpito ed in quale momento della vita non è un fatto che sia uguale per tutti: ai diversi “stressors” ed ai diversi traumi ognuno di noi risponde in maniera squisitamente soggettiva, ovvero specifica e caratteristica del suo modo di essere, del suo bagaglio di risorse e vulnerabilità, delle sue doti ed attitudini. E, naturalmente, dipende dalle esperienze di vita che si sono sommate, a cominciare dalle relazioni genitoriali e dal clima emotivo famigliare, dalle dinamiche presenti nella comunità di riferimento ma anche dalle tradizioni, che hanno influenzato il modo in cui abbiamo imparato a mangiare, a dormire, ad affrontare i problemi (ti ribelli o subisci?), ad attribuire senso a difetti ed insuccessi. Mi seguite? Questo meccanismo vale per tutti: la malattia è insomma il momento conclusivo della nostra intera biografia. E, dicevamo, è collegata allo stress ed al trauma, anche se qualche volta non in modo immediatamente diretto.

Nella PCOS il legame è facilmente ravvisabile dalla natura stessa del disturbo, legato ad uno squilibrio ormonale. Gli ormoni viaggiano in tutto il nostro corpo, in ogni nostro distretto. Hanno moltissime funzioni, delicate e regolatorie. Ogni sistema è collegato a tutti gli altri: ciò che capita in una parte induce ripercussioni ed alterazioni in tutta la persona. Le esperienze traumatiche, quelle che noi comunemente chiamiamo “stress”, lasciano tracce ben precise nel nostro corpo, a tutti i livelli: delle cellule (l’apparato biologico di base), del sistema nervoso centrale ed immunitario, dei sistemi endocrini e metabolici. A livello biologico è proprio un ormone ad essere incaricato di trasmettere “la traccia” a livello di tutti i nostro sistemi biologici: il cortisolo.

Questo prezioso ormone ha una funzione generalmente attivatrice nel nostro organismo: serve a mobilitarci quando dobbiamo fronteggiare un evento, la natura ce ne ha dotato per la sopravvivenza perché è quello che ci permette di combattere o fuggire. È davvero fondamentale! Tutto funziona perfettamente quando la situazione stressante dura per un lasso di tempo breve: l’attivazione del cortisolo ingaggia tutto il corpo per essere pronte ed attive, poi tutto finisce e tutti i sistemi tornano alla normalità.

Ma se lo stress non si conclude, se perdura, se il mio ambiente continua ad essere per me “aggressivo”, minaccioso e nocivo, allora la mia attivazione non si riduce, il livello di cortisolo continua a rimanere elevato e questo alla lunga altera e danneggia tutti gli assi endocrini e metabolici. Con effetti deleteri sulla salute del sistema nervoso ed immunitario, sulla crescita e la riparazione dei tessuti, sulla sessualità e l’attività metabolica generale, sul funzionamento della tiroide, sul ritmo sonno-veglia, sul deposito del grasso viscerale.

La metabolizzazione del cortisolo (che si occupa anche di bloccare l’insulina, con un effetto iperglicemizzante) è legata naturalmente al sistema endocrino femminile e ci sono oramai anche ricerche specifiche che mostrano la correlazione fra i suoi elevati livelli e la presenza di PCOS. Ora è più chiara la relazione tra stress/trauma e PCOS?

Quando parliamo di traumi solitamente il pensiero corre ad eventi catastrofici e tragici: che certamente hanno natura traumatica. Lutti, incidenti, rovesci economici, sradicamenti dal proprio ambiente di vita, abusi e maltrattamenti vanno tutti compresi nella categoria di cui stiamo parlando. Ma non si esaurisce tutto qui. Molte miei pazienti sono stupite quando dal lento racconto della loro biografia comincia a delinearsi un quadro traumatico, da loro fino a quel momento assolutamente minimizzato e considerato anzi “normale”. Non hanno subito dei maltrattamenti fisici, ma hanno vissuto in climi caratterizzati dall’aggressività e dalla rabbia dei genitori (che litigavano ferocemente ogni giorno, magari spaccando oggetti) o dall’ostilità e dalla squalifica della loro personalità o del genere cui appartenevano (con padri e/o madri che le deridevano o le ostacolavano o le scoraggiavano sistematicamente insistendo sulle loro incapacità o difetti, e nonostante i successi ottenuti).

O, più spesso, sono cresciute in famiglie trascuranti dal punto di vista affettivo: sono state spesso lasciate sole, in ambienti dove tutti erano molto impegnati nel lavoro e concentrati sugli aspetti materiali dell’esistenza e dell’educazione, poco capaci di rispondere ai bisogni di amore ed accudimento affettivo dei piccoli. Qualcuna aveva madri manesche, si sa, nel passato gli schiaffi erano ritenuti un normale strumento educativo. O padri particolarmente duri, distanti, che si impegnavano ad essere temuti dai figli, senza rendersi conto del danno che infliggevano. Le pazienti inizialmente sono stupite: eppure, tutti questi casi rientrano nella categoria di esperienze traumatiche, caratterizzandosi come traumi cumulativi o traumi pervasivi dello sviluppo. Tutte persone che arrivano all’età adulta apparentemente senza problemi particolari, ritenendosi normali, non certo strane o vittima di circostanze traumatizzanti!

E le esperienze traumatiche lasciano tracce precise anche nella mente e nelle emozioni. Abbiamo visto come incidano nella nostra biologia, contribuendo nel tempo ad aumentare il carico dello stress fino al sopraggiungere di una malattia. Ma lasciano il segno anche nella nostra personalità:possono collegarsi a vissuti depressivi profondi (che le persone non si spiegano “ma dottoressa, la mia vita è completa, non mi manca niente” mi dicono), ad un’autostima cronicamente compromessa (“ho un bel lavoro, ho fatto carriera eppure mi sento sempre inadeguata”), a difficoltà a provare emozioni autentiche e profonde (“io non riesco ad innamorami”), a problematiche di disordini alimentari o abuso di sostanze, a inibizioni sessuali (“il mio corpo è come morto, durante i rapporti io non provo niente”), incapaci di provare entusiasmo (“sento tutto come un dovere, niente mi da piacere).

Credo che molte donne possano ritrovarsi in queste descrizioni. La PCOS, come si sa, non è molto indagata dalla scienza. Siamo solo agli inizi. Eppure i terapeuti che approfondiscono gli effetti dei traumi cominciano a raccogliere evidenze sempre più numerose del legame fra esperienze traumatiche e questo disturbo. Questo è il motivo per cui il team di LotusFlower è particolarmente attento al benessere psicologico, e considera la psicoterapia uno strumento cardine nel trattamento terapeutico. Perché crediamo che non abbia senso curare la PCOS: piuttosto ci interessa la cura della donna che manifesta in questo momento della sua vita proprio questo disturbo, accogliendola con l’obiettivo ai aiutarla a ripensarsi un’altra, accompagnandola ad organizzare una nuova esperienza di se stessa e a cambiare il suo stile di vita. A rinascere ad una nuova forma.

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About Barbara Alessio

Mi chiamo Barbara e sono una psicologa psicoterapeuta psicodiagnosta. Da quasi 25 anni accompagno le persone in percorsi di crescita, cura, sviluppo. Parlo alle donne per aiutarle nel loro cammino, per non lasciarle sole, per ascoltarle, sostenerle, sciogliere i loro dolori e spronarle a prendere in mano la loro vita e la loro salute.

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