Infiammazione nella PCOS? Cos’è e come gestirla

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La PCOS è associata a infiammazione cronica di basso grado. È un messaggio che leggiamo spesso, ma cosa significa veramente? Quali sintomi dà? Cosa comporta e soprattutto come si gestisce?

Nella PCOS l’infiammazione cronica e di basso grado è una delle caratteristiche principali, non solo un effetto collaterale della sindrome. Ne è il nucleo centrale da cui hanno origine i segni e sintomi chiave della PCOS: la resistenza insulinica e l’iperandrogenismo.

Cos’è l’infiammazione nella PCOS?

In linea generale, il processo o reazione infiammatoria è una risposta fisiologica che il nostro corpo mette in atto, quando alcune cellule subiscono l’attacco di un agente eziologico, come batteri e virus, attacchi fisici, metabolici e del sistema immunitario stesso (come per esempio nel caso dell’artrite reumatoide, celiachia). Queste cellule chiedono “aiuto” al sistema immunitario tramite la secrezione di alcune specifiche sostanze chimiche (le citochine) capaci di attivare una cascata di eventi che coinvolgono il sistema immunitario, con lo scopo di eliminare l’invasore e ripristinare la normalità.

L’infiammazione non è di per sé una cosa negativa.

Ci aspettiamo che il nostro corpo reagisca e ci protegga, quello che non vogliamo è che il nostro corpo reagisca sempre, indiscriminatamente, e che si percepisca sempre sotto attacco anche quando siamo lontano da qualsiasi minaccia. Quando il sistema è sempre attivato, per mesi o anni, come accade nella PCOS, tutte le cellule sono sotto attacco e questo provoca stanchezza ed esaurimento del sistema di reazione, alterazioni metaboliche e ormonali (compreso il funzionamento del sistema riproduttivo) e, infine, invecchiamento precoce.

Le donne con PCOS hanno livelli medio-alti di Proteina C-reattiva (PCR) che è un indicatore di una infiammazione cronica.

Le citochine: i mediatori dell’infiammazione

L’intero processo è modulato da alcune molecole, chiamate citochine, che funzionano da segnali fra le cellule coinvolte (cellule che subiscono l’attacco e quelle del sistema immunitario).

Hanno sigle strane e le più coinvolte, forse le hai già lette da qualche parte, sono: fattore di necrosi tumorale alfa (TNF-alfa), interleuchina-6 (IL-6), IL-18, INF-G e IL-10.

Queste citochine, utili in caso di infezione o altro, sono costantemente secrete nelle donne con PCOS, non in grande quantità, ma in modo costantemente presente, dando una serie di sintomi generici e aspecifici, ma che portano a disfunzione ovarica con aumento della produzione di testosterone e dalle cellule del tessuto adiposo, generando insulino-resistenza.

Quali sono i sintomi dell’infiammazione?

I sintomi sono molto generici che spesso trovano ragione in altre condizioni mediche alle quali si sovrappongono:

  • allergia o tendenza ad avere i livelli di istamina alta e reattiva;
  • aumento di peso, soprattutto nella zona addominale;
  • dolore alle articolazioni;
  • colon irritabile con senso di tensione, diarrea, gas;
  • asma, sinusite che non passa;
  • fatica, difficoltà di concentrazione;
  • manifestazioni dermatologiche come eczema, orticaria;
  • umore flesso, con tendenza alla depressione, pensieri annebbiati.

Quali sono le cause? Aumento del tessuto adiposo corporeo, stress, alcuni alimenti a cui si è sensibili (glutine, per esempio), ma anche l’inquinamento, la qualità del cibo che mangiamo, il fumo, la sedentarietà. Si può stare meglio? Ovviamente sì.

Cosa c’entra il tessuto adiposo con l’infiammazione nella PCOS?

La maggior parte dell’infiammazione nella PCOS deriva dalle cellule del tessuto adiposo, indipendentemente dal peso che si ha.

Il tessuto adiposo non è solo il centro di stoccaggio della nostra energia, ma è un vero e proprio organo attivo, capace di fare e di produrre delle cose.

Quando l’energia che assumiamo con la dieta è eccessiva rispetto a quando consumiamo, in parte viene immagazzinata, in parte viene rilasciata in circolo, come acidi grassi liberi circolanti, e più ce ne sono, più aumenta il rischio di danneggiare organi come il cuore, il fegato, i reni, il pancreas ed altre parti del nostro corpo.

Inoltre il tessuto adiposo, nel suo interno, ha una circolazione sanguigna molto scarsa, gli adipociti spesso degenerano, ovvero muoiono, creando elementi che il nostro corpo deve rimuovere. Interviene in questo contesto il sistema immunitario a ripulire la zona, e lo fa, grazie al fatto che in quell’area alcune cellule hanno secrete delle citochine (TNF-alfa, IL-6).

Più tessuto adiposo c’è, più ampie aree andranno incontro a necrosi, e sempre più il sistema immunitario verrà chiamato in causa, quindi più citochine saranno prodotte e i livelli infiammatori saliranno.

Questo processo a carico del tessuto adiposo, riguarda tutte le donne con PCOS indipendentemente dal loro peso. Se questo processo riguarda zone del nostro corpo insulino-sensibili, può contribuire a disturbare il sistema dando come risultato la resistenza all’azione dell’insulina. Il TNF-alfa è stato direttamente legato all’insulino-resistenza, meno chiaro è il ruolo dell’IL-6, che sembra più legato alla promozione dell’aterosclerosi.

Cosa fa il TNF-alfa? Riduce l’espressione dei recettori GLUT-4, che permettono la captazione del glucosio nel tessuti insulino-sensibili.

Alcuni studi poi, sostengono che questa lipotossicità possa contribuire ad una maggior produzione di androgeni a livello ovarico.

Più tessuto adiposo c’è nell’organismo e più i sintomi della PCOS peggiorano, aumentano il grado di infiammazione, peggiorando la situazione metabolica e il quadro ormonale.

Infiammazione e iperandrogenismo nella PCOS

Nella PCOS, i marcatori dello stress ossidativo e dell’infiammazione sono altamente correlati a quanti androgeni circolano nel tuo corpo.

Studi in vitro hanno dimostrato la capacità degli stimoli pro-infiammatori di far lavorare di più l’enzima steroidogenico che si trova nelle cellule della teca ovarica responsabile della produzione di androgeni. Questi risultati supportano la tesi che l’infiammazione è capace di stimolare direttamente le ovaie a produrre androgeni, nelle donne con PCOS.

Il peso è un buon indicatore?

Sebbene un indice di massa corporea BMI superiore a 30 sia generalmente correlato ad un eccesso di massa grassa (non è vero per gli sportivi con ampia massa muscolare), anche le donne con un BMI nella normalità possono avere un tessuto adiposo pro-infiammazione. In questo contesto il peso sulla bilancia non può essere considerato un indicatore attendibile, ma sarebbe più opportuna una indagine della composizione corporea non invasiva, come ad esempio la tecnica bioimpedenziometrica. 

Più utile del peso, sembra essere il rapporto fra la circonferenza della vita con quella dei fianchi, perché è soprattutto il tessuto adiposo addominale a creare maggiore infiammazione e ha una più stretta correlazione con l’insulino-resistenza.

Solo valutando questo parametro con i marker ematici dell’infiammazione si può avere un quadro completo della situazione.

Quali sono i test per scoprire se sei infiammata?

Per determinare se i tuoi livelli di infiammazione sono elevati, oltre ad ascoltare i tuoi sintomi occorre un esame del sangue.

I parametri interessanti sono la PCR (Proteina C reattiva superiore a 3 mg/L) e la VES (velocità di sedimentazione degli eritrociti). Non dei test specifici per la PCOS e sono dei maker dell’infiammazione aspecifici che ti segnalano la presenza di infiammazione ma non ne chiariscono la causa.

In questo caso, i risultati nella PCOS non saranno fuori dal range di normalità, se non appena oltre il limite, ma indicheranno la presenza di una infiammazione di basso grado. Includere questo parametro nei tuoi esami del sangue di routine ti permette di monitorare la situazione nel tempo. Un abbassamento anche minimo di questi valori è segno che stai andando nella direzione giusta.

Come si cura l’infiammazione nella PCOS?

Dipende dal grado di infiammazione che tu riporti, dalle analisi e dal tuo quadro clinico in generale.

Difficilmente si procede con una cura di steroidi a meno che non sia presente una malattia reumatica alla base o non si debbano trattare altre condizioni cliniche (come la celiachia). Nella PCOS si interviene correggendo lo stile di vita (dieta principalmente), controllando i sintomi della PCOS stessa, e procedendo anche attraverso la via della terapia alternativa, come l’uso di principi attivi naturale, insieme allo yoga, all’agopuntura e alla respirazione per ridurre e controllare i livelli di stress.

Esistono poi dei rimedi naturali che possono essere di supporto alla gestione della PCOS e che hanno anche un ottimo potere antinfiammatorio. Ovviamente il principio attivo giusto va scelto in funzione del quadro clinico, tenendo anche presente che alcuni integratori presenti in commercio presentano già un mix di antiossidanti studiati ad oc.

  • Resveratrolo: minimizza la secrezione di TNF-alfa e di IL-6, soprattutto nella forma chimica trans. Il dosaggio efficace è compresa fra i 100 e i 250mg al giorno.
  • Omega-3: ha un ottimo potere antinfiammatorio, oltre ad altri fra cui l’insulino-resistenza, nella gestione della PCOS. L’acido grasso più efficace è l’EPA, la cui dose giornaliera efficace è di circa 1 grammo al giorno.
  • NAC, N-acetil-cisteina: è il precursore del glutatione il più potente ed efficace antiossidante cellulare. Si raccomanda di non superare i 600mg divisi in 3 somministrazioni al giorno.
  • Curcumina: è molto efficace nella gestione della PCOS iperandrogenica ed ha anche un ottimo potere antinfiammatorio. il suo dosaggio giornaliero efficace è variabile fra i 50 e i 500mg.
  • Vitamina D: è stato riscontrato che mantenere i livelli endogeni adeguati di vitamina D consente di gestire i stintomi primari della PCOS e di avere anche un buon effetto protettivo.

Che ruolo ha la dieta nell’infiammazione?

La dieta ha un ruolo importante, documentato dalla bibliografia scientifica pubblicata. Una dieta ricca di zuccheri semplici e grassi saturi soprattutto se industriali, crea infiammazione attraverso la via dello stress ossidativo che la loro metabolizzazione comporta. Aumentano i marker dell’infiammazione e tendono a aumentare l’insulinemia basale e la resistenza insulinica.

Una buona regola è quella di seguire una dieta varia e ricca di vitamine, nutrienti e antiossidanti dati da alimenti freschi e poco processati. Importante è che sia alimenti a basso stimolo insulinico, così da interrompere il circolo vizioso dell’insulina e del suo ruolo pro-infiammatorio. Meglio concentrarsi sulla scelta degli alimenti più che sull’eliminazione totale di intere categorie alimentari. Detto questo, tra gli alimenti infiammatori da limitare (non da escludere del tutto) ci sono:

  • carboidrati raffinati (pane bianco, dolci, caramelle, torte confezionate, gallette di riso e altri cereali soffiati);
  • latte vaccino, formaggio e prodotti caseari;
  • snack e bevande zuccherate;
  • carni lavorate soprattutto derivanti dal maiale che ha grassi saturi superiori ad altri tipi di carne;
  • l’alcol;
  • alimenti con conservanti.

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Autore: Stefania Cattaneo

Sono Stefania Cattaneo e sono una biologa nutrizionista, appassionata di fotografia e di nutrizione applicata alle donne. Lavoro online, per arrivare a tutte le donne, in Italia e nel mondo, che soffrono di PCOS nelle sue varie forme di presentazione. In questo blog, farò del mio meglio per aumentare le tue conoscenze sulla PCOS, una condizione medica, difficile, complicata, delicata ma con la quale si può imparare a convivere. Iscritta all'Ordine Nazionale dei Biologici con numero d'iscrizione: AA_067629.