Il piacere è tutto mio

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Sembrerà strano a molti uomini, ma noi donne, invece, lo sappiamo: non è affatto raro che ci si conceda tra le lenzuola anche se non se ne ha proprio voglia. Proprio così: nel mio lavoro di psicoterapeuta mi confronto moltissimo con la ritrosia che le donne hanno nel reclamare il proprio piacere sessuale. Sono magari tormentate dal fatto di non avere desiderio verso il proprio compagno, sono avvilite dal menage poco soddisfacente ma non riescono a parlarne e finiscono per tacere e cedere alle abitudini del partner. Subendo il sesso con rassegnazione, senza legittimarsi il diritto alla sensualità. Ti capita? Parliamone un po’.

Si chiama “service sex” questa modalità per cui si accetta il rapporto sessuale senza provare desiderio e soddisfazione, con l’intenzione di “fare contento” l’altro. Per molte connota l’intera durata della relazione, senza che si riesca mai a fare presente quanto si rimanga deluse ed insoddisfatte. Qualcuna finge una partecipazione che invece intimamente non prova. Qualcun’altra trova modo di affrontare la questione in termini espliciti con il partner, che non riesce a capire dove stia il problema, evita in ogni modo di mettersi in discussione e sovente insinua si tratti di una frigidità della donna di cui lui non può nulla. Molte donne ancora pensano che in fondo faccia parte del “proprio dovere coniugale” ed accettano la dinamica con molta naturalezza, senza darci nemmeno troppo peso. Non ci sono molti studi e dati attendibili che registrino i vissuti autentici dei partner rispetto alla vita sessuale tuttavia proprio questa scarsità di interesse testimonia quanto questa sfera rimanga all’ombra di pregiudizi, luoghi comuni, tradizioni e tabù che arrivano direttamente dal secolo precedente, ancora fortemente intrisi della morale religiosa e della condizione di inferiorità che il patriarcato ed il maschilismo prospettano per la donna. E anche la scienza, si sa, è ancora fatta soprattutto da uomini.

Fare l’amore anche quando non ci va è una scelta che riposa spesso sulla paura che l’altro ci abbandoni e sul bisogno di salvaguardare la sicurezza e la stabilità. Si cerca di tutelare la soddisfazione e l’autostima dell’altro (“come la prenderà se gli dico che non riesce a farmi godere?”), timorose di mettere a repentaglio la tranquillità del rapporto e/o del matrimonio. Ma anche perché si è segretamente convinte che la causa stia in noi stesse. Soprattutto quando attraversiamo momenti o fasi della vita in cui non siamo tanto in forma, nel fisico e nell’umore. Molte donne con diagnosi di PCOS raccontano di aver piano piano tralasciato questa sfera della loro vita. Preoccupate della salute ma anche di non essere abbastanza avvenenti, hanno cominciato ad instaurare atteggiamenti di forte compiacenza nei confronti dei partner, mettendo da parte il loro piacere. Spaventate all’idea che chiedere maggiore attenzione per quello che a loro dà più piacere possa essere inteso come una critica o una sinistra pretesa. Che potrebbe metterli in crisi, farli sentire inadeguati o scarsamente virili. Potrebbe farli arrabbiare, e farli scappare. In fondo, si dicono queste donne, il sesso non è così importante… Invece la vita sessuale appartiene ad uno degli istinti fondamentali e l’appagamento psicocorporeo ha una funzione preziosa nella nostra salute. Se ti è capitato di disertarlo, è bene fermarsi e cercare di comprenderne le ragioni.

Non è che noi donne siamo state tanto educate a dire la nostra, soprattutto in campo sessuale. Ancora oggi una donna disinvolta e aperta nel discutere di dettagli intimi viene considerata una “facile”: essere esplicite potrebbe segnalare una certa esperienza, ancora scioccamente vista come moralmente discutibile. I maschi sono forti di un ruolo che da tempo immemore li vede assoluti protagonisti sulla scena, e sono stati abituati a pensare l’atto sessuale in termini squisitamente autoreferenziali, concentrandosi su tempi, ritmi, pratiche ed abitudini regolate sulle loro caratteristiche fisiologiche. Che non è detto coincidano per forza con le nostre!

Ma al di là delle differenze dovute al genere, ognuno di noi porta una personalità ed una storia, gusti e preferenze personali ed originali, che nell’incontro con l’altro dovrebbero stimolare la curiosità di essere scoperti. Insomma: non dovrebbe essere l’uomo a definire la liturgia dell’incontro. Ogni coppia che si forma crea una legame originale e dà vita ad una coreografia sessuale singolare, dove nulla è scritto in partenza. La partitura si crea ogni volta e la musica che si suona è del momento. Mica uguale ogni volta per sempre. Perché dipende dagli umori, dalle fantasie, dalla voglia di cambiare o di esplorare: ognuno ha le proprie preferenze che naturalmente possono anche non collimare. E allora via alla ricerca di compromessi, che significa alternare pratiche e posizioni e lasciarsi intrigare dalle proposte dell’altro. Eppure, purtroppo, non va proprio sempre così.

Nell’incontro qualcosa può andare storto; può non piacere o spaventare ma anche fare francamente ribrezzo. Però può anche annoiare. Sì, è così: l’atto sessuale può diventare una corsa frettolosa per un piacere subitaneo, che giunge velocemente ma non appaga profondamente. Soprattutto la donna. Soprattutto quando lei cerca nella sessualità il suo senso più profondo: che è comunicazione intima, gioco, sensualità, tenerezza, eccitazione, fantasia. Abbandono.

E se non si dice le cose come stanno, alla lunga sceglierà una posizione sempre più remissiva, passiva e rassegnata, che toglie brio al sesso e spegne completamente il piacere. Forse l’altro è soddisfatto, bloccato nella sua rassicurante routine: ma il piacere non trova più spazio. Perché il piacere ha bisogno di abbandono, di briglie sciolte, di una partecipazione di tutte le fibre: è una corrente che circola fra gli amanti e li scuote secondo leggi, dinamiche ed emozioni assolutamente irripetibili in altre esperienze. Il “service sex” consente quindi una soddisfazione assai limitata, una pallida eco di quello che l’erotismo è in grado di farci vivere.

A ben guardare, insomma, scontenta entrambi. Soprattutto però ci priva di un’esperienza veramente fondamentale della vita psicofisica: quella che riguarda il piacere del corpo che è anche piacere emozionale, gioiosa liberazione dei sensi, corrente rivitalizzante e rigenerante delle nostre energie e del nostro buonumore. Meglio uscire allo scoperto (in tutti i sensi!) ed esprimere come veramente ci sentiamo. Meglio dare una chance alla coppia, che in questo modo può liberarsi di modalità insoddisfacenti di incontro per esplorare finalmente soluzioni in grado di riconciliarci con il nostro corpo e con quello dell’altro. Se il sesso è poco piacevole diventa un obbligo, una routine. Diventa malefico e diabolico. Una penitenza e uno stress. Meglio vuotare il sacco: perché è proprio vero che far bene l’amore fa bene all’amore.

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About Barbara Alessio

Mi chiamo Barbara e sono una psicologa psicoterapeuta psicodiagnosta. Da quasi 25 anni accompagno le persone in percorsi di crescita, cura, sviluppo. Parlo alle donne per aiutarle nel loro cammino, per non lasciarle sole, per ascoltarle, sostenerle, sciogliere i loro dolori e spronarle a prendere in mano la loro vita e la loro salute.

2 thoughts on “Il piacere è tutto mio

  1. Per me è proprio così non mi sono mai espressa completamente con mio marito e ho lasciato sempre a lui “il comando” e purtroppo non sono soddisfatta della nostra vita sessuale, ma dopo 13 anni non so nemmeno che parole usare, come dirglielo e quindi lascio tutto che vada così…

    1. Buongiorno Sara, e grazie mille di questa preziosa confidenza. Che riguarda la vita di moltissime donne… lo so, sembra impossibile che qualcosa cambi. Ma dal momento che siamo così insoddisfatte tanto vale tentare perché peggio non andrà.
      Può essere una soluzione proporre noi dei giochi: pensiamo alle nostre fantasie e… invitiamolo a giocare con noi. Prendiamo l’iniziativa e giocando (un po’ ridendo, un po’ spiegando) comunichiamo di cosa abbiamo bisogno. Messa in questo modo, centra l’attenzione su di noi e non lo fa sentire disconfermato, non lo mette in crisi. Dire al marito/compagno che ci è venuta la curiosità di provare qualcosa non lo umilia certo. La letteratura e il cinema ci possono dare una mano. E si sa: giocando si impara. Non dobbiamo mai rassegnarci e lasciare perdere la vita, la nostra vita.

      Una coppia è come una pianta: necessità di cure. A volte di cure speciali.
      Per questo noi offriamo anche percorsi di coppia: la salute, è anche salute sessuale. Che ne pensate?

      dott.ssa Barbara Alessio

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